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Licenziamento

La suprema Corte di Cassazione, con la sentenza n. 13516 del 1 lugliio 2016, è intervenuta in tema di licenziamento per giustificato motivo oggettivo partendo da un caso sottoposto da una lavoratrice licenziata da un’azienda che non stava attraversando alcun momento di crisi ma ha provveduto ad una riorganizzazione dell’attività redistribuendo l’attività in precedenza svolta dalla stessa lavoratrice ad altri colleghi. La suprema corte di Cassazione ha evidenziato che il licenziamento per soppressione del posto di lavoro può derivare: - da...

Le e-mail scambiate tra colleghi, nell'ambito di una mailing list riservata ad un gruppo di destinatari predeterminati, seppur numeroso, costituiscono corrispondenza epistolare privata e, come tale, tutelata ai sensi dell'art. 15 Cost e degli artt. 616 e 619 Cod. Pen. Il datore di lavoro non può utilizzare a fini disciplinari la corrispondenza privata di un proprio dipendente, anche se questa abbia un contenuto discutibile e anche se ne sia venuto in possesso in modo lecito (perché consegnata da uno dei destinatari);...

Come noto il licenziamento necessita per legge di forma scritta e la mancanza di tale forma ne mina alla radice la validità: il licenziamento intimato oralmente, infatti, è uno dei pochi licenziamenti che, anche dopo le riforme introdotte dal c.d. jobs act, è totalmente inefficace e consente al lavoratore di rivolgersi al Giudice per conseguire il ripristino del rapporto e il risarcimento del danno, a prescindere dal numero dei dipendenti presenti in azienda. Ebbene la giurisprudenza di merito si è trovata...

Licenziamento per motivo oggettivo: obbligo di repechage e ripartizione della prova Con la recente sentenza n. 9467 del 10 maggio 2016 la Suprema Corte di cassazione ritorna sul tema del licenziamento per motivo oggettivo e sull’obbligo per il datore di lavoro di valutare la possibilità di collocare il lavoratore, prima del licenziamento, in altra mansione, in linea con l’inquadramento ovvero anche in un inquadramento inferiore, purchè le mansioni inferiori siano omogenee rispetto al bagaglio professionale di provenienza del lavoratore. Il caso...

La vicenda muove dal giudizio di impugnativa del licenziamento promosso da un lavoratore, capo reparto di una grossa catena distributrice, che era stato licenziato per giusta causa dal proprio datore di lavoro in quanto sorpreso in possesso di beni aziendali risultati non pagati. Il lavoratore aveva affermato la mancanza di intenzionalità della propria condotta. Sia il Giudice di primo grado sia la Corte d'Appello accoglievano le ragioni del lavoratore. Secondo i Giudici del merito, l'istruttoria aveva escluso il dolo del lavoratore...

Uso improprio della mail aziendale e licenziamento Articolo di PIETRO GREMIGNI estratto da Guida al Lavoro n. 45/15 Consulente aziendale La sentenza della Corte di Cassazione n. 22353 del 2 novembre 2015 è stata ripresa dalla Fondazione dei Consulenti del lavoro con uno specifico parere del 2 novembre 2015. Vediamo allora di fare il punto di questa problematica sempre più all'ordine del giorno nelle realtà aziendali, visto l'incremento dell'utilizzo della mail sia come strumento di lavoro che come mezzo di comunicazione personale da...

E' illegittimo il licenziamento per superamento del periodo di comporto intimato dopo la riammissione in servizio del lavoratore. Articolo tratto da Guida al Lavoro, n. 43/15 di Davide de Giorgi La Corte di Cassazione prende posizione su uno dei temi più rilevanti a livello aziendale, e cioè quello relativo all'esistenza o meno di un diritto di "ripensamento" del datore di lavoro che, in un primo momento riammette in servizio il dipendente, pur a seguito del superamento del periodo di comporto, e solo...

Malattia, scarso rendimento e licenziamento: su questi temi è recentemente intervenuta un'ordinanza del tribunale di Milano. Il Tribunale ha statuito che, in linea teorica, è consentita al datore di lavoro la possibilità di intimare un licenziamento se la malattia del lavoratore ne determina uno scarso rendimento. In questo caso, però, il datore di lavoro deve allegare e provare in corso di causa che, di fatto, la prestazione resa dal lavoratore nei giorni di presenza in azienda è inutile. Viene ricordato come: «secondo i...

Licenziamento per giusta causa: ai fini della valutazione della gravità della condotta e, quindi, della proporzionalità fra fatto addebitato e recesso, rileva il pregiudizio anche solo potenziale, purché concreto e non meramente ipotetico, derivante dalla condotta del lavoratore, che va valutata tenendo conto della specificità delle mansioni assegnate, anche a prescindere da eventuali tipizzazioni del contratto collettivo. Cass. Sez. Lav. 4 agosto 2015, n. 16336 - Pres. Vidiri; Rel. Doronzo; P.M. Ceroni; Ric. C.C.S. a.r.l.; Controric. G.M. Con la sentenza in commento...

La giusta causa di licenziamento ricorre, oltre che nel caso di inadempimento tanto grave da giustificare la risoluzione immediata del rapporto di lavoro, anche nell'ipotesi in cui il lavoratore ponga in essere condotte extralavorative che, seppure formalmente estranee alla prestazione oggetto di contratto, nondimeno possano essere tali da ledere irrimediabilmente il vincolo fiduciario tra le parti. Ciò in quanto il lavoratore è tenuto non solo a fornire la prestazione richiesta, ma anche, quale obbligo accessorio, a non porre in essere,...