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Author: Andrea

Con la sentenza n. 17247 del 23 agosto 2016 la Suprema Corte di Cassazione si è pronunciata sull'ammissibilità e sulla validità di un secondo licenziamento intimato dal datore di lavoro. Il cao era quello di un lavoratore di Latina che aveva chiesto al Tribunale del lavoro che fosse dichiarata l'illegittimità di un licenziamento intimatogli da un datore di lavoro per giusta causa. Nelle more del giudizio il datore di lavoro intimava un secondo licenziamento, per superamento del periodo di comporto. La...

Retribuzione e restituzione di somme pagate in eccesso al dipendente: il datore di lavoro deve dimostrare che si è trattato di un errore essenziale e riconoscibile Con la sentenza del 15 luglio 2016 n. 14574 la Suprema corte di cassazione è intervenuta su una fattispecie in cui la società aveva corrisposto, in via cumulativa per le medesime prestazioni lavorative rese oltre l’orario di lavoro nelle ore notturne, sia un’indennità per lavoro notturno che un’indennità per lavoro straordinario, nonostante il contratto collettivo...

La suprema Corte di Cassazione, con la sentenza n. 13516 del 1 lugliio 2016, è intervenuta in tema di licenziamento per giustificato motivo oggettivo partendo da un caso sottoposto da una lavoratrice licenziata da un’azienda che non stava attraversando alcun momento di crisi ma ha provveduto ad una riorganizzazione dell’attività redistribuendo l’attività in precedenza svolta dalla stessa lavoratrice ad altri colleghi. La suprema corte di Cassazione ha evidenziato che il licenziamento per soppressione del posto di lavoro può derivare: - da...

Le e-mail scambiate tra colleghi, nell'ambito di una mailing list riservata ad un gruppo di destinatari predeterminati, seppur numeroso, costituiscono corrispondenza epistolare privata e, come tale, tutelata ai sensi dell'art. 15 Cost e degli artt. 616 e 619 Cod. Pen. Il datore di lavoro non può utilizzare a fini disciplinari la corrispondenza privata di un proprio dipendente, anche se questa abbia un contenuto discutibile e anche se ne sia venuto in possesso in modo lecito (perché consegnata da uno dei destinatari);...

Come noto il licenziamento necessita per legge di forma scritta e la mancanza di tale forma ne mina alla radice la validità: il licenziamento intimato oralmente, infatti, è uno dei pochi licenziamenti che, anche dopo le riforme introdotte dal c.d. jobs act, è totalmente inefficace e consente al lavoratore di rivolgersi al Giudice per conseguire il ripristino del rapporto e il risarcimento del danno, a prescindere dal numero dei dipendenti presenti in azienda. Ebbene la giurisprudenza di merito si è trovata...

Licenziamento per motivo oggettivo: obbligo di repechage e ripartizione della prova Con la recente sentenza n. 9467 del 10 maggio 2016 la Suprema Corte di cassazione ritorna sul tema del licenziamento per motivo oggettivo e sull’obbligo per il datore di lavoro di valutare la possibilità di collocare il lavoratore, prima del licenziamento, in altra mansione, in linea con l’inquadramento ovvero anche in un inquadramento inferiore, purchè le mansioni inferiori siano omogenee rispetto al bagaglio professionale di provenienza del lavoratore. Il caso...

Elenchiamo i principali effetti su lavoro e previdenza derivanti dal riconoscimento da parte del legislatore delle coppie di fatto. 1. in caso di morte del dipendente, le indennità indicate agli articoli 2118 e 2120 del codice civile (ovvero competenze e spettanze di fine rapporto) devono corrispondersi al convivente; 2. in materia di TFR la legge richiama espressamente l'art. 12 bis della L. 89/70 sul divorzio, cosa che comporta il diritto di uno dei due partner titolare dell'assegno di mantenimento, a percepire il...

L'accesso abusivo all'altrui casella di posta elettronica configura il reato di cui all'art. 615 ter cod. pen. essendo detta casella uno "spazio di memoria", ossia una porzione della complessa apparecchiatura - fisica e astratta - destinata alla memorizzazione delle informazioni, protetto mediante apposizione di una password in modo tale da rivelare la chiara volontà dell'utente di farne uno spazio a sé riservato, e nella disponibilità del suo titolare, identificato da un account registrato presso un provider del servizio. Articolo estratto da...

La vicenda muove dal giudizio di impugnativa del licenziamento promosso da un lavoratore, capo reparto di una grossa catena distributrice, che era stato licenziato per giusta causa dal proprio datore di lavoro in quanto sorpreso in possesso di beni aziendali risultati non pagati. Il lavoratore aveva affermato la mancanza di intenzionalità della propria condotta. Sia il Giudice di primo grado sia la Corte d'Appello accoglievano le ragioni del lavoratore. Secondo i Giudici del merito, l'istruttoria aveva escluso il dolo del lavoratore...